• Claudia

STARE BENE NELL'INCERTEZZA: FORSE SI PUO' FARE


Ancora incertezza, ancora fare e disfare. Qualcuno mi dice che pesci pigliare?


Mi sono recentemente imbattuta nei libri di Nassim Taleb, un filosofo, saggista e matematico libanese che ha, negli ultimi anni, concentrato i suoi studi sulla casualità che governa il mondo.


Taleb, dopo aver delineato il concetto di Black Swam (Cigno Nero), cioè di quell'evento imprevisto, imprevedibile e dirompente che ha un impatto potente sul sistema globale, afferma (parafrasando): dobbiamo farcene una ragione, il futuro sarà sempre più costellato di Cigni Neri. È una conseguenza intrinseca alla direzione di sviluppo socio economico mondiale.


La domanda più costruttiva che sono riuscita a pormi è: che ruolo voglio giocare davanti ai prossimi Cigni Neri?


Fino ad oggi ho lavorato cercando di:

- pianificare il futuro utilizzando schemi mentali funzionanti nel presente (se non, addirittura, attingendo a quelli del passato); “dove vuoi essere tra 5 anni?”: quante volte mi hanno posto questa domanda e quante volte alla fine ho finito per “fare mia” la risposta.

- Prevedere il prevedibile; pensate, prima che nascesse Matilde ho investito tempo e risorse a ipotizzare come avrei potuto ricominciare il lavoro dopo il periodo di maternità e a prevedere le sorti di progetti futuri, con tanto di analisi di mercato. La mia maternità è finita a settembre 2020; potete immaginare quante delle ipotesi fatte si sono realizzate.

- Quando sono stata particolarmente lungimirante, ho, contemporaneamente, rafforzato i muscoli per sopportare l'urto dell'inaspettato. Ho, ad esempio, risparmiato soldi e investito sulle mie competenze tecniche. Come un orso che mangia tanto per avere riserve di grasso durante l'inverno, per resistere e poi tornare alla stessa forma di prima.


Ora mi chiedo: lavorare così che ruolo mi ha permesso di giocare nella situazione COVID-19?


Non mi sono spezzata, questo è certo. Sono rimasta in piedi perché sono stata un po' “orso”. Ma...con quali conseguenze? Disorientamento, timore di non essere più in grado di, tensione, fastidio per il continuo fare e disfare.


Ora è tempo di una nuova domanda: esiste un'alternativa per i prossimi cigni neri?


Si, esiste: si chiama antifragilità.


L’antifragile è l'opposto del fragile, di quello che, nell'impatto con il Cigno Nero, si è spezzato. È anche diverso dall’Orso, cioè da chi ha rafforzato la sua solidità per resistere all’inverno e tornare, in primavera, esattamente come l’anno prima.


Quindi, se non si spezza e se non si limita a resistere, cosa fa in aggiunta l’antifragile?

Cresce, migliora, evolve, va in avanti, trae beneficio dagli eventi inaspettati e dirompenti. L'antifragile resta in piedi e, a differenza dell'orso (che poi è il più comune resiliente) che in primavera esce sbadigliando dalla tana ancora spiazzato dalla nuova luce, lui utilizza l'inverno per esplorare nuove vie che poi si godrà al tepore dei primi raggi di sole.


Concretamente, quali possono essere i primi passi verso l’antifragilità? Come essere equipaggiati per esplorare anche in inverno?


Vi do alcuni suggerimenti che si ispirano al libro Antifragile di Taleb; suggerimenti che, ove possibile, possiamo pensare di mettere in pratica:


- Lasciare che i nostri comportamenti vengano guidati non da regole, non da principi, ma dalle più nobili virtù. Quei concetti per noi saggi, intramontabili, giusti, sacri che, a differenza di regole e principi, ci danno visione e non “invecchiano” con il passare del tempo e il mutamento delle situazioni. Un esempio ce lo ha appena dato il governo tedesco che, per guidare i comportamenti dei cittadini, ha utilizzato il valore del “Noi”; guardate il video.

- Accogliere il rischio accogliendo l’errore. Vedere l’errore come quella deviazione che ci può far scoprire un nuovo sentiero per raggiungere l’obiettivo. Cavalcare l’errore, concretizzare la sua funzione di creatore di nuovi schemi. Nel libro Grammatica della fantasia Gianni Rodari ci insegna a farlo con leggerezza: “se un bambino scrive nel suo quaderno «l'ago di Garda», ho la scelta tra correggere l'errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l'ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo «ago» importantissimo, segnato anche nella carta d'Italia. La luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?”.

- Considerare gli eventi che ci accadono come né positivi né negativi, ma come dei fatti: saranno solo le nostre azioni successive che connoteranno l’evento rispetto al futuro. Dipende da cosa ne faremo, di questo fatto.

- Farci portatori di un pensiero che non sia solo diretto a ricerche mirate, ad acquisizione di informazioni per raggiungere scopi (o distruggere scopi altrui), ma di un pensiero che sia, a volte, casuale, libero; un pensiero che forzi l’uscita dagli schemi, il cercare di porsi da punti di vista diversi, da prospettive nuove, quasi aliene. Un pensiero che ci dia il permesso di osservare cosa viene fuori dal caos. Spesso, attraverso divagazioni e ragionamenti strani e a volte apparentemente inconcludenti, salta fuori la perla, l’idea illuminante, quella trovata che ti fa ripetere la frase per capirla meglio, sollevare gli occhi e dire: «wow!


Insomma, voglio lavorare per essere predisposta all'inaspettato, non più per prevederlo.


Una nota doverosa: per essere antifragili è necessario conoscere la fragilità, non evitarla. Un termine lo si comprende davvero solo comprendendo ed accettando anche il suo opposto. Poi si può andare oltre.


Ho cercato di rispondere alla domanda iniziale prendendo spunti da un autore, Taleb appunto. Voi quali consigli mi date? Come sopportare il continuo fare e disfare tipico di questo periodo incerto dove le regole saltano ogni due per tre?

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