• Claudia

SAPPIAMO ANCORA GIOCARE?

Aggiornato il: 9 ott 2020


Osservate un gruppo di bambini che gioca nel cortile di scuola. Ci sarà chi quel giorno è “la guardia” e chi prova ad essere “il ladro”, chi scopre di correre più veloce dell’amico e chi, per la prima volta, si improvvisa a perfetto stratega; ogni bimbo cammina con la sua andatura e, allo stesso tempo, ascolta come il suono del suo movimento modifica la melodia del gruppo. Tutti, ma proprio tutti, saranno sordi al suono della campanella.


‘Il gioco è una parte essenziale del processo di sviluppo. Crea nuove connessioni neurali per poi testarle. Il gioco crea uno spazio per l’interazione sociale e l’apprendimento. Crea una struttura sicura per scoprire e sviluppare capacità e talenti innati’ (Gioca!, Stuart Brown).


Questo da bambini. E da adulti?

Se smettiamo di giocare, abbiamo lo stesso destino di tutti quegli animali che crescono senza il gioco (conoscete la macabra storia dell’urocordato, un piccolo animaletto marino che, smettendo di giocare, una volta adulto, arriva a mangiarsi il suo stesso cervello perché non più utile alla vita?). ‘Il nostro comportamento diventa statico. Non siamo interessati a cose nuove e diverse. Scopriamo poche opportunità che ci facciano godere del mondo circostante.’ (Gioca!, Stuart Brown). Diventiamo meno capaci di immaginare il possibile, rimaniamo fossilizzati sull’abitudine acquisita.

Voglio raccontarvi il bello di un adulto che gioca:

  • nel gioco si vive appieno il momento presente e si abbassano quelle parti di noi che si pre-occupano delle situazioni, quelle parti di noi che cercano di occuparsi prima di ciò che arriverà dopo e, così facendo, si abbassa il livello di ansia;

  • nel gioco si usa con maggior frequenza il linguaggio metaforico, cioè quel linguaggio che trasforma in immagini concetti logici e astratti. Questo linguaggio permette la piena assimilazione dei concetti comunicati perché integra la comprensione cognitiva a quella emotiva e sensoriale grazie alla sua capacità di stimolare contemporaneamente emisfero destro (parte emotivo-corporeo-affettivo) e sinistro (parte logico-razionale) del cervello. Giocare, insomma, vi allena all'uso delle metafore e, così, vi dà una marcia in più nel saper comunicare efficacemente;

  • nel gioco ti dai la possibilità di interpretare mille ruoli: di provare a fare “quella che fissa le regole” o “quella che non ha regole”, di essere esagerata, spettinata, di essere quella che un piano non ce l’ha (a proposito di piani, consiglio la lettura di questo articolo https://www.ilsole24ore.com/art/non-servono-piani-serve-capacita-pianificare-ACuhO6KB). Nel suo essere un costante “come se”, il gioco dà il permesso alla persona di esprimere tutte le parti di sé, tutti i ruoli giocati (o potenzialmente giocabili) nella vita;

  • nel gioco, grazie alla libertà in cui si attua, c’è addestramento alla spontaneità, all'improvvisazione e conseguentemente alla creatività. Si sviluppa flessibilità, pensiero divergente, si trovano le proprie soluzioni a problematiche complesse; andare a scuola di spontaneità “può migliorare il comportamento, l’orientamento verso la vita, rendere più concreti, più saggi” (68 nuovi giochi per la conduzione dei gruppi, Sabina Manes);

  • nel gioco c’è leggerezza, si raggiungono obiettivi profondi con leggerezza;

  • nel gioco c’è coinvolgimento attivo e richiesta di impegno da parte di tutti i giocatori; nel gioco è più facile vivere il “noi”.

Il gioco puro – cioè quello che non implica l’esistenza di un obiettivo e di un risultato da raggiungere – è sempre più socialmente confinato all’infanzia. Facciamo fatica a stare nel gioco, eppure, se riuscissimo a stare in momenti puramente ludici, contribuiremmo in modo sostanziale alla salute del nostro cervello. A tal proposito si sono espressi Daniel J. Siegel e David Rock quando, nel 2011, hanno creato The Healthy Mind Platter: il piatto della salute della mente. La domanda alla quale Siegel e Rock hanno provato a rispondere è stata: qual è la dieta quotidiana consigliata per la salute della nostra mente? La teoria mette in luce che investire tempo nel gioco (play time) è uno dei 7 ingredienti essenziali per mantenere una “forma mentale” sana.


Ma, concretamente, cosa vuol dire per noi adulti “giocare” quando la vita ci presenta il conto di responsabilità, scadenze e compiti?

Barbara Brannen nel suo The Gift of Play ci aiuta a rispondere a questa domanda. Raccolgo un concetto interessante di questo libro: parti dal recuperare le sensazioni che provavi da bambino, quando giocavi, il tempo si fermava e tu eri completamente immerso nel piacere del momento (“in quei momenti ti sentivi come se…”). Oggi, cosa sai che ti può far sentire ancora in quel preciso modo? Fatto 100 il tempo della tua settimana, quanto dedichi a quelle attività?


Piccoli gesti possono aiutarti: quando gioco con Matilde, la mia bimba, mi immergo in ciò che faccio, mi butto a terra con lei, lascio il telefono in altre stanze, la imito in alcuni comportamenti e pian piano entro anche io nella piena dimensione di gioco; quando sto facendo una camminata nel bosco e mi accorgo che sto rimuginando sulla giornata lavorativa, inizio a cantare (con tono moderato, giuro che non sembro pazza!) qualche pezzo evergreen, riportando così la mia attenzione al presente e lasciando andare le costruzioni mentali. Ognuno di noi può inserire momenti di pura spontaneità nelle sue giornate.


Concludo con i consigli di un esperto giocatore, Philippe Petit, il celebre funambolo e giocoliere che ci ha lasciato con il fiato sospeso durante le sue imprese. Descrivendo, nel suo libro Creatività, il crimine perfetto, il momento di preparazione all’improvvisazione, tocca le corde che generano i suoni del gioco:


‘Se improvvisare è dare il benvenuto all’ignoto allora devo vestirmi in maniera adeguata! Dopo essermi spogliato dei dubbi e delle aspettative, mi vesto della mia innocenza e della mia sincerità, infilandomi sopra l’onestà e la generosità. Costumi che non abbandono per tutta la durata del processo creativo.(Philippe Petit, Creatività, il crimine perfetto)


E allora…vestitevi in maniera adeguata e iniziate a giocare, vi scoprirete capaci di cogliere opportunità prima invisibili ai vostri occhi!

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