• Claudia

QUAL è IL RUOLO DI NOI FORMATORI E COUNSELOR OGGI?


Che ruolo hanno formazione e counseling nell’epoca di spinta allo smart working e di distanziamento fisico? Quale loro caratteristica acquista sempre maggior rilevanza ed essenzialità nel contesto attuale?


Per aprire qualche riflessione, provo ad addentrarmi in questo "contesto".

Lo smart working può regalare benefici indiscussi: work-life balance, più tempo attivo sul lavoro, spinta alla responsabilità individuale, e anche ricadute positive sui costi aziendali e ambientali. Allo stesso tempo, l'home working, rafforzato dal distanziamento fisico, ha stressato rischi insidiosi nella nostra società. Parlo del solipsismo crescente (cioè la tendenza ad affrontare le problematiche interiormente, convinti che l'unica chiave risolutiva sia nell'individuo) e dello scollamento con il contesto (pensate solo alla vita in ufficio che ora si vive solo poche volte al mese e a quanto questo può allentare il contatto con la cultura aziendale). Sono rischi che, se tiriamo la corda, possono farci cadere nella tana della solitudine. E la solitudine si porta dietro tempo passato all’interno della propria coscienza, tra rimuginii mentali e preoccupazioni, nonché miopia rispetto a ciò che, in lontananza, guida e muove i comportamenti. Il risultato nel mondo del lavoro? Calo dell’attenzione e della motivazione, con conseguente calo della produttività. Sfidante questo "contesto", vero?


Nel periodo di lockdown causa COVID-19, quando l’isolamento dal mondo era all’ennesima potenza, in Italia Netflix ha fatto registrare un aumento globale degli accessi pari al 332%, la neonata Disney Plus un incremento del 290% e Prime Video del 266%. Cosa possiamo imparare da questi dati? L'individuo, lasciato solo, va alla ricerca di narrazioni coinvolgenti per sopravvivere, per sentirsi vivo. L'individuo ha bisogno di contatto con il mondo (la Teoria della Gestalt ci dice con ciò che è "altro da sé ") per esprimere se stesso, per crescere, per evolvere. Ha bisogno, appunto, di vivere narrazioni coinvolgenti. Solo pochi mesi fa le abbiamo trovate nelle piattaforme di intrattenimento digitale. Quale può essere una soluzione alternativa?


Aziende, responsabili risorse umane, manager, consulenti: è necessario rispondere, oggi più che mai, al bisogno dell'individuo di appartenere a qualcosa di più grande rispetto a se stesso. Quale ruolo possiamo giocare noi formatori e counselor in questa partita?


Con la formazione abbiamo la possibilità non solo di erogare contenuti, ma anche, trasversalmente, di creare il contenitore per far vivere narrazioni coinvolgenti. Diamo la possibilità di partecipare a esperienze di umanità aumentata che stimolino attenzione e spinta motivazionale e quindi produttività. La formazione, in un contesto dove si lotta per mantenere il distanziamento fisico senza cadere nella trappola del distanziamento sociale, diventa L’appuntamento con la relazione. Quell’appuntamento che, oggi più che mai, diventa necessario volere perché le dinamiche lavorative e la quotidianità non vanno in quella direzione. In questo sta l’utilità più urgente ed importante di noi formatori oggi: agevolare la relazione e renderla un rituale di benessere. Acquistano rilevanza strumenti formativi come il gioco o le tecniche che agevolano lo scambio di best practices (es. attivazione di confronti guidati con tecniche di pensiero costruttivo) tra colleghi. Il primo stimola l’engagement e costruisce un palcoscenico per vivere le relazioni all’ennesima potenza; le seconde rafforzano la fiducia tra colleghi che, sentendosi uno utile all’altro, coltivano fiducia in sé stessi e nelle relazioni.

Con il counseling possiamo invece aiutare il lavoratore a mantenere intensa e appagante l’auto-narrazione, cioè ad essere soddisfatto di come lui si esprime nel contesto professionale, possiamo aiutarlo a tenere attivo il dialogo tra “Sé” e “altro da Sé”, per dirla come direbbe Fritz Perls, padre della Psicoterapia della Gestalt. Come sto oggi nel contesto che vivo? Cosa sento come prioritario? Quali aspetti del mio carattere, quali competenze che ho mi possono aiutare a stare bene oggi? Chi (o cosa) mi può essere d’aiuto, d’esempio, d’ispirazione? Qual è l’ultimo feedback che ho ricevuto? Chi mi può dare uno spunto di crescita, uno sguardo aperto, oggettivo sulla mia ultima performance? Quali sono i valori, i principi che ho più a cuore? Quando ho potuto esprimere e concretizzare questi valori l’ultima volta? Queste sono solo alcune delle domande che possono aprire un dialogo costruttivo e di crescita con il counselor. A quest’ultimo è affidata la responsabilità di sostenere e affiancare il lavoratore nella continua creazione di una storia appagante dell’Io nel mondo.


Concludo con un piccolo omaggio ad un uomo che ci ha saputo coinvolgere, un uomo che, eccome se ci ha dato l’opportunità di vivere narrazioni condivise; un uomo che ha portato all’ennesima potenza la forza della relazione, lo ha fatto usando l’ironia, il gioco, la risata. Invito, grazie alle sue parole, a passare più tempo in contatto con il mondo, ad allontanarsi dal solipsismo crescente e a costruire attivamente le nostre narrazioni coinvolgenti. Lui, quest’uomo, lo ha fatto giocando, immaginando, ridendo. Grazie a Gigi Proietti per essere stato miccia di queste mie riflessioni.


«Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ride, mi insospettisce» Gigi Proietti



Di formazione aziendale e strumenti formativi adatti al contesto attuale ne parlo con maggior profondità insieme a Luigi Ranieri, co-fondatore di Bonsay, società di formazione e coaching che, da sempre, valorizza metodologie di e-learning al servizio della crescita personale e aziendale.

Potete ascoltare la puntata nel Podcast Unlock Yourself

https://bit.ly/3jQ4y9g


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