• Claudia

ABBIAMO PERSO LA CAPACITÀ DI DESIDERARE


Incastrati in una quotidianità rigida, non siamo in grado di immaginare desideri.


Pensiamo di direzionare la nostra vita, in realtà prendiamo scelte guardandola attraverso il buco di una serratura. E la porta dietro cui siamo, spesso, non l’abbiamo costruita da soli!


Confondiamo il desiderio con la scelta di rispettare aspettative e giuramenti: più o meno espliciti, più o meno consci, più o meno imposti.


In realtà desiderare è tutt’altro: è un dialogo personale, un dialogo creativo che desta meraviglia, un dialogo che ha un chiaro e semplice effetto: ci fa sorridere.


Ricordatevi: se, pensando al nostro desiderio, non ci scopriamo a sorridere, allora quello non è un desiderio.


Desiderare è comunicare all’Universo che esiste qualcosa che, in quel momento, nella nostra vita non c’è e che quel qualcosa ci manca. È nostalgia capace di trasformarsi in qualcosa di meraviglioso, è scontentezza capace di ardere ed evolvere.


Essere capaci di desiderare vuol dire farsi trovare pronti quando passa il vento del Volere e, come ben racconta Igor Sibaldi nei suoi speech su YouTube, ti chiede: “Ehi, dove si va?”. Un vento che passa in fretta e che vuole risposte chiare, rapide e precise. Il vento che permette la trasformazione, lo sviluppo, il direzionare la vita.


Cerchiamo di smuovere la situazione.


Cosa ostacola la nostra capacità di desiderare, secondo Sibaldi?


  1. Le promesse e i giuramenti. Impegni che senti il dovere di rispettare: meno esplicite le prime, inconsapevoli a volte, spesso imposte da situazioni esterne; fissi, espliciti, chiari e limpidi i secondi.

  2. I rancori. Quella rabbia sedimentata che sa di marcio (ha origine da rancor -ōris, derivato di rancere «essere rancido») e che non ha possibilità di trasformazione. Si può solo riconoscere, disattivare e rimuovere.

  3. Le imposizioni. Le cose che ci lasciamo imporre da altri. A cosa ci serve lasciare che questo accada? Ci dà una giustificazione all’errore (se sbagliamo è colpa di chi ci ha imposto la cosa), ci fa indossare la maschera della bontà (ahimè solo superficiale).

  4. I nascondimenti. Le cose che sotterriamo in cambio di affetto o approvazione.

  5. L’egoismo. L’ego è proprio l'immagine che abbiamo di noi stessi, quell’immagine che ci spaventa abbandonare.


Desiderare è un viaggio che parte dal saperci immaginare.


Attenzione però: non saperci immaginare nel futuro o, detto in altro modo, saper prevedere il nostro futuro; questa è un’impresa quasi impossibile (puoi approfondire il concetto nel mio articolo dove accenno al concetto di Cigno Nero, oppure nell’interessante post di Annamaria Testa su Nuove e Utile.


Saperci immaginare inteso come il cercare un’immagine che parla di noi: un linguaggio che integra pensieri ed emozioni, che tocca le corde razionali, così come quelle emotive e creative.


Questo può essere il primo piccolo passo per recuperare la capacità di desiderare: dedicare tempo alla ricerca di un’immagine che parla di noi, un’immagine che racconta chi siamo, qui e ora.


Immagine di copertina presa da Eugenia Loli, artista greco-californiana.